Davanti a me ho la Benelli Leoncino Bobber 400 . Ha un profilo che sembra voler sfidare le convenzioni del mercato attuale. La guardo con attenzione prima di salire, cercando di notare ogni singolo dettaglio di una moto che promette di riportare l’essenzialità meccanica al centro dell’esperienza di guida. La verniciatura opaca del serbatoio a goccia da 15 litri assorbe la luce invece di rifletterla, conferendole un aspetto austero e solido. Sfioro con la mano le alettature dei cilindri, un dettaglio estetico che omaggia il passato pur nascondendo un modernissimo sistema di raffreddamento a liquido. La scelta cromatica scura, che domina quasi ogni componente dai carter motore allo scarico, esalta le forme muscolose di questo progetto pesarese, facendolo apparire più imponente della sua reale cilindrata.
Salgo in sella e avverto immediatamente una sensazione di controllo assoluto derivante dalla seduta posta a soli 690 mm da terra. Questa altezza ridotta permette di poggiare entrambi i piedi saldamente al suolo, un fattore che infonde sicurezza anche a chi non ha una statura elevata. Le pedane sono avanzate, una postura tipicamente cruiser, mentre le braccia si protendono verso il largo manubrio drag bar. Questa triangolazione tra sella, pedane e manubrio mi accoglie bene sulla moto. Il display TFT circolare, incastonato con precisione tra i riser, si accende con un’animazione fluida non appena ruoto la chiave, mostrando una strumentazione leggibile, completa e compatta.
Premo il pulsante di avviamento e il bicilindrico a V di 90 gradi da 385 cc prende vita con un sussulto che percorre l’intero telaio. Il suono che scaturisce dal terminale di scarico due-in-uno è cupo, ritmato e sorprendentemente pieno per una cilindrata media. Questo frazionamento motoristico è la vera gemma tecnologica della Leoncino Bobber 400, il motore a V di 90 gradi garantisce un bilanciamento naturale delle forze d’inerzia, riducendo le vibrazioni fastidiose alle alte frequenze. Il minimo è regolare e trasmette una particolare sensazione fisica che manca totalmente nei motori bicilindrici paralleli di simile cubatura. Avverto il calore che inizia a sprigionarsi dai cilindri mentre il motore raggiunge la temperatura d’esercizio, la moto è pronta a scaricare a terra i suoi 35 CV (26 kW) di potenza massima erogati a 8.500 giri al minuto.
Inserisco la prima marcia e la trasmissione risponde con un innesto preciso e privo di incertezze. La frizione antisaltellamento è talmente leggera che basta un solo dito per azionarla, un grande vantaggio quando ci si trova a gestire i continui stop e ripartenze del traffico cittadino. Rilascio la leva e la moto si muove con una progressione vellutata grazie anche alla trasmissione finale a cinghia dentata. Questa soluzione tecnica merita un plauso particolare, perché la cinghia elimina totalmente gli strappi tipici della catena nelle riaperture del gas e garantisce una silenziosità di marcia che permette di godere appieno del sound del motore. Mentre attraverso il centro urbano, noto come la distribuzione dei pesi sia stata studiata per mantenere il baricentro estremamente basso, rendendo i 165 kg della moto quasi impercettibili tra le curve lente e le rotonde.
Appena la strada si apre e le case lasciano il posto alla campagna, decido di saggiare la reale schiena di questo propulsore. Ruoto la manopola destra con decisione e la Leoncino Bobber 400 risponde con una spinta lineare e vigorosa. La coppia massima di 36 Nm è disponibile già ai regimi intermedi e permette riprese fluide senza la necessità di scalare continuamente marcia. La progressione è costante e appagante, la lancetta digitale della velocità sale con rapidità verso i limiti autostradali. Il motore sembra non soffrire mai la fatica, mantenendo una riserva di potenza utile per i sorpassi anche quando si viaggia in sesta marcia. Durante questa fase del test, i dati relativi ai consumi iniziano a farsi interessanti perché il computer di bordo segna una media di 28 chilometri con un litro, un valore che conferma l’efficienza dell’impianto di iniezione elettronica.
Affronto il primo tratto di misto veloce e la ciclistica si rivela all’altezza delle mie aspettative.. Il telaio a doppia culla in acciaio lavora in perfetta armonia con la forcella a steli rovesciati da 41 mm di diametro. Nonostante l’indole da cruiser, la taratura delle sospensioni anteriori è piuttosto sostenuta, permettendomi di aggredire le curve con una precisione che non credevo possibile su una bobber. La moto mantiene la traiettoria impostata senza ondeggiamenti anche quando l’asfalto presenta delle piccole irregolarità superficiali. Lo pneumatico anteriore da 16 pollici, con sezione da 130/90, offre un appoggio sicuro e trasmette una grande confidenza, mi comunica chiaramente quanta aderenza rimane prima di raggiungere il limite. Al posteriore, la coppia di ammortizzatori con serbatoio separato gestisce le compressioni con una frenatura idraulica efficace evitando che la ruota da 150/80 perda contatto con il suolo durante le accelerazioni più brusche in uscita di curva.
L’impianto frenante è un altro punto che merita un’analisi dettagliata. All’anteriore, il disco singolo da 300 mm è accoppiato a una pinza a quattro pistoncini con attacco radiale, una dotazione che solitamente si trova su motociclette di cilindrata e prezzo superiori. La potenza frenante è modulabile e l’attacco iniziale non è mai troppo aggressivo, consentendo di correggere la velocità anche a centro curva con estrema naturalezza. L’ABS a doppio canale supervisiona l’intero sistema con una logica di intervento raffinata, entrando in funzione solo quando le condizioni del fondo stradale diventano critiche o quando la pressione sulla leva supera i limiti di aderenza meccanica degli pneumatici.
Mentre percorro i lunghi rettilinei che portano verso la costa, inizio a calcolare l’autonomia residua e i costi di gestione. Mantenendo una velocità costante di 110 km/h, il consumo si stabilizza intorno ai 31 chilometri con un litro di carburante. Con un serbatoio da 15 litri questo si traduce in un’autonomia teorica che può superare i 450 chilometri, rendendo la Leoncino Bobber 400 una compagna ideale anche per viaggi di medio raggio. La velocità massima che ho potuto riscontrare si attesta intorno ai 155 km/h indicati, un valore più che sufficiente per una moto nata per godersi il panorama e il vento sul viso. L’assenza di vibrazioni “cattive” al manubrio e alle pedane riduce drasticamente l’affaticamento durante le lunghe percorrenze.

Il sistema di raffreddamento a liquido è gestito da un radiatore verticale di generose dimensioni, posizionato tra i tubi anteriori del telaio. La ventola di raffreddamento interviene raramente e in modo silenzioso, segno che il flusso d’aria è stato ottimizzato correttamente in fase di progettazione. La gestione termica è fondamentale non solo per il comfort del pilota, che non avverte eccessivo calore alle gambe, ma anche per mantenere costanti le prestazioni del lubrificante e garantire la longevità dei componenti interni del motore. Ogni dettaglio meccanico, dalle fusioni dei carter alle viti di serraggio, denita una qualità costruttiva che testimonia l’impegno di Benelli nel voler offrire un prodotto premium in una fascia di mercato spesso dominata dall’economia produttiva.
Con il passare dei chilometri apprezzo sempre più la scelta della trasmissione a cinghia. Oltre alla pulizia estetica e alla silenziosità, la cinghia richiede una tensione costante e non necessita di lubrificazione, eliminando quegli odiosi schizzi di grasso sul cerchio posteriore e sulla carrozzeria. È una soluzione che sposa perfettamente la filosofia della Leoncino Bobber 400: meno tempo per la manutenzione e più tempo per la guida. La risposta del gas è sempre pronta ma mai brusca, un segno che la mappatura della centralina è stata affinata per garantire una transizione fluida tra le fasi di chiusura e apertura della farfalla. Questo controllo millimetrico della potenza permette di pennellare le traiettorie con precisione , rendendo la guida estremamente gratificante.
Al calare della sera, l’impianto di illuminazione Full LED dimostra di funzionare adeguatamente. Il faro anteriore proietta un fascio di luce ampio e profondo, con una temperatura di colore che riposa la vista e mette in risalto ogni imperfezione del manto stradale. Anche gli indicatori di direzione e la luce posteriore utilizzano la tecnologia LED, garantendo una visibilità elevata verso gli altri utenti della strada e riducendo l’assorbimento energetico dell’impianto elettrico. La strumentazione TFT regola automaticamente la propria luminosità in base alla luce ambientale, passando dalla modalità diurna a quella notturna con una transizione che evita l’abbagliamento del pilota. Rientro verso casa con una sensazione di appagamento cper la bella giornata di guida trascorsa. La Benelli Leoncino Bobber 400 unisce consumi estremamente contenuti, prestazioni solide e una ciclistica di alto livello che la rendono una moto unica nel panorama delle patenti A2. Mi fermo, spengo il motore e ascolto i classici rumori metallici della dilatazione termica che si placano lentamente nel silenzio della sera. Guardo ancora una volta la silhouette bassa e raccolta della moto, consapevole di aver guidato un mezzo che possiede una gran bella meccanica. La Leoncino Bobber 400 mi ha dimostrato che non servono cubature esagerate per provare emozioni vere, ma servono equilibrio, cura dei dettagli e una tecnica motoristica raffinata. Questa moto rappresenta la sintesi perfetta tra l’orgoglio del design italiano e la razionalità ingegneristica contemporanea, offrendo un’esperienza di guida che rimane impressa nella memoria ben oltre la fine del viaggio.

