Quando ho messo le mani per la prima volta sulla Zontes 703RR ero scettico, lo ammetto senza vergogna. Dopo quarant’anni passati in sella alle supersportive giapponesi, dopo aver vissuto l’evoluzione delle CBR, delle Ninja, delle R6, delle GSX-R, e dopo aver imparato a conoscere intimamente il carattere dei tre cilindri Triumph e Yamaha, pensavo di avere ormai un metro di giudizio piuttosto severo. Non mi accontento di una moto “interessante”, voglio una moto che mi parli, che mi coinvolga, che mi costringa a guidarla con rispetto… e la Zontes 703RR è riuscita a sorprendermi fin dai primi metri.
La prima cosa che colpisce, salendoci sopra, è la posizione di guida. È chiaramente sportiva, con semimanubri e pedane arretrate, ma non esasperata. Non è una replica da pista che ti spezza i polsi dopo mezz’ora. È una sportiva moderna, pensata per andare forte, ma anche per essere vissuta bene su strada. Il busto è inclinato in avanti quanto basta per caricare l’avantreno, le gambe abbracciano un serbatoio ben sagomato e compatto, la sella è rigida il giusto, con una compattezza che comunica subito che qui si parla di guida seria. Mi sento “dentro” la moto, non sopra.
Premo il pulsante di avviamento e il tre cilindri prende vita con un borbottio pieno, metallico, già carico di personalità. Il sound non copia Triumph e Yamaha, ma si inserisce in quella famiglia con una voce propria. Più ruvido al minimo, più gutturale ai medi, sorprendentemente affilato quando sale di giri. Il motore da 699 cc, con distribuzione DOHC a quattro valvole per cilindro, sviluppa circa 95 cavalli a 11.000 giri e una coppia che supera i 75 Nm. Numeri che sulla carta non fanno tremare i polsi, ma che su strada raccontano un’altra storia.
Appena parto mi colpisce la fluidità ai bassi regimi, il motore è educato, rotondo, senza strappi. Posso viaggiare in città in quarta a 40 all’ora senza che protesti. È una cosa che apprezzo perché molte sportive moderne sono nervose, quasi infastidite dall’andatura tranquilla. Qui invece percepisco una mappatura ben studiata che dosa il gas con buona precisone.
Appena la strada si apre ruoto la manopola del gas con decisione, supero i 6000 giri e il motore cambia voce. Diventa più presente, più aggressivo, inizia a spingere con continuità, senza buchi, senza incertezze. Tra i 7000 e i 10.000 giri la Zontes 703RR regala il meglio di sè con una spinta piena ed elastica. Mi ricorda certi tre cilindri inglesi di qualche anno fa, ma con una progressione più lineare, meno “esplosiva” e più sfruttabile.
La zona rossa arriva intorno agli 11.500 giri con il motore che continua a tirare con convinzione. Non crolla, non si siede. Anzi, negli ultimi mille giri sembra quasi voler dimostrare qualcosa. È un propulsore che invita a essere usato, a essere spremuto. Non è pigro come certi bicilindrici, ma non è nemmeno isterico come alcune quattro cilindri giapponesi degli anni d’oro. È un equilibrio riuscito.
Il cambio a sei rapporti è un altro punto forte. Gli innesti sono corti, precisi, meccanici al punto giusto. Con il quickshifter posso salire di marcia senza frizione in modo fluido anche a gas spalancato.
Il telaio in alluminio a doppio trave è rigido, comunicativo, lo definirei “rigoroso”. Mi trasmette quello che succede sotto le ruote senza troppi filtri. È una sensazione che mi ha ricordato le vecchie R6 e le prime ZX-6R: moto che ti parlavano e ti dicevano quando stavi esagerando. La Zontes 703RR ha questa capacità di dialogo che oggi non è affatto scontata.
Le sospensioni, completamente regolabili, sono tarate in modo equilibrato. La forcella upside-down da 43 mm lavora bene sia in affondamento che in ritorno. In frenata sostenuta non va mai a pacco, mantiene sostegno e assorbe anche le piccole imperfezioni dell’asfalto. Il mono posteriore segue con coerenza, tenendo il retrotreno incollato a terra anche in uscita di curva e in riapertura di gas.
E proprio tra le curve che 703RR mi conquista definitivamente. La moto scende in piega con naturalezza, senza forzature, morbida e leggera. Con un interasse ben studiato e un peso attorno ai 180 kg, risulta decisamente maneggevole. Nei cambi di direzione rapidi risponde immediatamente, senza inerzie fastidiose. Posso guidarla “di corpo”, caricando le pedane, spostandomi in sella, oppure in modo più rotondo, lasciandola scorrere. In entrambi i casi, lei segue neutra.
L’avantreno, in appoggio, anche ad andatura molto sostenuta, resta piantato. Posso entrare in curva frenando forte, lasciare gradualmente il freno e sentire la gomma anteriore lavorare, deformarsi, tenere. È una sensazione che conosco bene, cui mi ero abituato con le supersportive giapponesi più riuscite. Ritrovarla su una moto come questa, onestamente, non me l’aspettavo.
L’impianto frenante Brembo, con pinze radiali e dischi anteriori da 300 mm, è potente e modulabile. La leva ha una corsa corta, ben calibrata, e permette di dosare con precisione anche nelle staccate più impegnative. L’ABS entra solo quando serve, senza disturbare la guida. Posso frenare con fiducia senza sentirmi “controllato” in modo invasivo.
Quando alzo il ritmo, quando inizio davvero a guidare come ho sempre fatto sulle sportive pure, la 703RR non solo regge il passo, ma mi stimola. In seconda e terza marcia, tra i tornanti e le curve veloci, il motore canta, il telaio lavora, le sospensioni sostengono. Posso uscire forte dalle curve, sentire il retrotreno che si carica, la coppia che spinge, il controllo di trazione che lavora in sottofondo senza farsi notare.
La velocità massima dichiarata supera i 235 km/h, e su un tratto libero ho avuto modo di avvicinarmi a quei numeri. Oltre i 200 km/h indicati la moto resta stabile, composta, senza ondeggiamenti. L’aerodinamica della carenatura funziona bene, protegge il busto, scarica l’aria in modo pulito. Accovacciato dietro il cupolino mi sento protetto, concentrato, immerso nella guida.
Anche l’elettronica merita una menzione. Riding mode, controllo di trazione regolabile, ABS evoluto, strumentazione TFT completa e leggibile. Tutto funziona in modo intuitivo. Non devo perdere tempo nei menu, non devo impazzire con impostazioni complicate. È un sistema pensato per il motociclista, non per l’ingegnere.

Dopo una giornata intera in sella, alternando guida tranquilla, tratti veloci, passi di montagna e qualche allungo deciso, scendo dalla Zontes 703RR con una sensazione di appagamento. Questa moto si è guadagnata il mio rispetto. Non cerca di imitare nessuno. Non finge di essere una giapponese, non copia una Triumph, non scimmiotta una Yamaha. È una sportiva vera, con una sua identità.
È una moto che può far divertire un neofita evoluto, ma che sa parlare anche a chi, come me, ha vissuto l’epoca delle supersportive pure, dei motori urlanti, delle ciclistiche affilate. È una moto che non ti chiede attenzione, ti premia quando guidi bene e ti perdona quando sbagli poco.
In definitiva la Zontes 703RR è una sorpresa autentica. Una sportiva moderna, tecnica e coinvolgente. Una moto che mi ha fatto tornare quella sensazione di entusiasmo genuino che provavo da ragazzo, quando salivo su una nuova supersportiva e non vedevo l’ora di scoprire fin dove potevo spingermi. E credetemi: non è una cosa che succede spesso dopo quarant’anni di moto.

